Elezioni comunali nel genovesato, gli elettori vanno al mare. Politica, ultima chiamata
A Bogliasco stravince Brisca, ex “vice” di Pastorino. Cavelli di misura a Cogoleto. A Cicagna gli elettori che hanno varcato la soglia dei seggi sono stati così pochi che il Comune dovrà essere guidato da un commissario. Per la politica, tutta, è l’ultima chiamata alle proprie responsabilità
di Monica Di Carlo
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Dieci i comuni dell’area di Genova dove si è votato per il sindaco: Bogliasco, Casarza Ligure, Cicagna, Cogoleto, Favale di Malvaro, Orero, Portofino, Propata, Rondanina e Valbrevenna. Tutti comuni sotto i 10 mila abitanti (alcuni davvero piccolissimi) e, quindi, voto a tornata unica, senza ballottaggio.
Il primo partito in provincia di Genova (come un po’ in tutta Italia) è quello dell’astensionismo. A furia di dire agli elettori di “andare al mare” quando ci sarebbe da scegliere, questi lo hanno fatto davvero, solo che stavolta non si trattava di un referendum sgradito ad alcuni degli schieramenti. E non è bastato l’appello del governatore della Liguria Giovanni Toti a convincere gli elettori del territorio metropolitano a recarsi ai seggi.

A concorrere all’unico vero segnale politico di queste elezioni sul territorio della ex provincia sono state diverse concause: disaffezione generalizzata, mancanza di un messaggio convincente anche da parte degli schieramenti professionisti del mugugno e del dissenso a tutto e a tutti, liti interne ai partiti o anche semplici beghe di paese.
Vince, dunque, l’astensionismo, così alto a Cicagna, dove c’era un solo candidato (Marco Limoncini, Udc) ed è andato a votare solo il 42,76% dei cittadini. Questo vuole dire che per il prossimo anno il Comune sarà amministrato da un commissario. Un clamoroso autogol per i partiti e per i cittadini, che evidentemente non hanno apprezzato la proposta dell’unica lista presente, “La Cicogna”, (guidata, appunto, dall’ex consigliere regionale indagato nell’ambito dell’inchiesta sulle spese pazze) nè hanno saputo proporre un’alternativa locale : il commissario, infatti, può semplicemente gestire l’ordinaria amministrazione e, di fatto, tutto il resto viene paralizzato. <A nome del Gruppo della Cicogna un sincero grazie agli oltre 900 concittadini che si sono recati a votare – commenta Limoncini -. Sono stati anni bellissimi nei quali abbiamo condiviso molte iniziative sempre con l’intento di fare il bene per tutta Cicagna. Un caro arrivederci da tutto il gruppo che resterà unito e lavorerà per Cicagna>. C’è da dire che a determinare una situazione che odora più di bega di paese che di alta politica è stata la polemica tra Limoncini e il sindaco uscente Roberto Bacigalupo che non è stato ricandidato per fare posto all’ex consigliere regionale.
Il centrosinistra e il Pd hanno vinto in quattro comuni: Rondanina, Propata, Bogliasco e Cogoleto. Lo annuncia dalla sua pagina Facebook il segretario provinciale del partito, Alessandro Terrile a cui qualcuno risponde ironizzando: <Oggi Rondanina domani il mondo (o perlomeno la Valtrebbia)>. C’è anche chi chiede una <Riflessione nazionale>.
Nettissima, invece, la vittoria a Bogliasco di Gianluigi Brisca, erede naturale del sindaco-parlamentare Luca Pastorino (ex Pd e ora Possibile) del quale è stato vice per 10 anni.
(Pastorino abbraccia il suo ex vice Brisca che gli succede alla guida del Comune della Riviera)
<Proposta di centrosinistra unito per ora paga… Riflettere e “nonostante tutto” grazie a Luca per la buona amministrazione di questi anni> commenta sulla pagina social di Terrile il parlamentare Pd Mario Tullo. Ma qualcuno gli ricorda che Bogliasco è un comune piccolo, dove spesso vincono più le logiche della buona amministrazione e del buon senso che quelle della politica nazionale.
A Cogoleto l’ha spuntata un politico di esperienza, candidato della Lista di centrosinistra: Mario Cavelli, il quale, saggiamente, non si nasconde che la vittoria risicata è, comunque, un segnale: <Volevo semplicemente ringraziare tutta la cittadinanza di Cogoleto, frazioni incluse – scrive sulla sua pagina Facebook-. Occorre riconoscere però che la partita si è giocata sul filo di lana anche in ragione degli ottimi risultati ottenuti dalle liste concorrenti. Ora inizia la parte più complessa ma sono certo che tutti insieme lavoreremo per il bene della nostra Comunità. Grazie grazie grazie>.
Per un soffio la Falce e Martello non hanno espugnato il fortino del centro destra nella Portofino delle ville e degli yacht, dei vip in piazzetta e del gossip da “giornali scandalistici”. Solo per un voto (ne ha ottenuti 9 anziché i 10 necessari) il candidato del Partito Comunista dei Lavoratori, Piero Bruno, non è riuscito a conquistare il seggio in consiglio comunale. Ce l’avrebbe fatta se avesse avuto la residenza nel borgo e avesse potuto votarsi. Sindaco è Matteo Viacava, espressione dei partiti di centrodestra che sostenevano anche l’amministrazione uscente, “Portofino tutti insieme”.
Elezione quasi bulgara per il riconfermato Renato Cogorno a Propata dove hanno votato 80 dei 159 aventi diritto. Sessanta hanno scelto il candidato di “Insieme per Propata”.
Anche a Orero una conferma con ampio margine. Giacomo “Mino” Gnecco si è aggiudicato 279 preferenze su 351 votanti. All’avversaria Iolanda Bacigalupi sono andate solo 50 preferenze.
Terza conferma, quasi plebiscitaria, a Favale di Malvaro. Sindaco rimane Ubaldo Crino col 93,33% dei voti validi.
Più risicato il risultato di Giovanni Stagnaro a Casarza Ligure, dove il candidato della lista civica “Casarza” (già sindaco ad interim) ha ottenuto “solo” il 52,46% dei voti validi che sono comunque più che sufficienti a garantirgli la poltrona di primo cittadino e 8 dei 12 seggi a disposizione.
Il Comune di Valbrevenna sarà guidato di nuovo da Michele “Ino” Brassesco della lista civica “Valbrevenna Viva” che, però, deve prendere atto di un fortissimo astensionismo (ha votato solo il 51,49 degli aventi diritto, 413 elettori su 802). Per contro, tra i votanti ha ottenuto una larghissima maggioranza (76,55%).
Quasi un’assemblea condominiale il voto a Rondanina, il comune più piccolo della Liguria, dove è stato eletto Arnaldo Olinto Mangini. Meno di uno su due (il 45,56%, 33 votanti in tutto su 79) è andato a votare. Risultato: Mangini e la sua lista “Rondine” si sono aggiudicati 22 voti validi. Ben 3 le schede bianche e altrettante quelle nulle.
A causa delle dimensioni ristrette dei comuni genovesi chiamati alle urne ieri, il voto nell’area non può considerarsi un test in vista né delle “politiche” né delle amministrative del capoluogo. Nei piccoli comuni spesso sulle scelte influiscono anche amicizie o inimicizie personali che nulla hanno a che fare con la politica. L’unico forte segnale politico al di là dei partiti e delle bandiere è l’astensionismo: l’affluenza alle urne è stata del 59,65%. A scendere sotto il 50% ci vuole poco. Alla precedente tornata elettorale a votare andò il 71,34% degli aventi diritto. Un dato in crollo verticale (anche se bisogna tener presente che quella volta il voto si distribuì su 2 giorni), che pare gridare forte il monito dei cittadini: un “quo usque tandem abutere patientia nostra” a 360 gradi. Le beghe minime tra i partiti e anche all’interno dei partiti hanno stancato. Tutti gli schieramenti, anche quelli che della protesta e del dissenso al sistema politico hanno fatto la propria bandiera, sono chiamati a un’ampia riflessione. Come è accaduto a Cicagna, non sempre bastano risicate maggioranze relative e lo scontento non più legato a questo o a quel simbolo, ma all’intero universo della politica, è palpabile, ormai, non solo sui social, ma anche nelle urne. Un segnale che la politica può anche continuare a ignorare, così come già è stato fatto per quelli precedenti, ma che apre a un futuro che non può non preoccupare chi sa guardare non solo alle divisione dei seggi a disposizione, ma al futuro della città, della regione e del paese.




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